Dissesto idrogeologico: pericolosità e indicatori del rischio

(dall’articolo di Sara Frumento)

Nel Rapporto Ispra 2015 sul dissesto idrogeologico in Italia viene offerta un’analisi approfondita sugli indicatori del rischio legato a frane e alluvioni.

Il 2 marzo 2016, Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha presentato il “Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio” durante l’evento “Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell’Ispra e la nuova piattaforma web #italiasicura”.

L’attività di ricerca svolta da Ispra ha avuto tra gli obiettivi quello di ottenere un quadro complessivo e aggiornato sulla pericolosità del territorio nazionale, nei confronti di eventi quali frane e alluvioni.

La finalità è stata raggiunta mediante la redazione di mosaicature delle aree a pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e delle aree a pericolosità idraulica ai sensi del D.Lgs. n. 49/2010 (decreto che recepisce la Direttiva Alluvioni 2007/60/CE) perimetrate dalle Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome sul proprio territorio di competenza.

Definizione di rischio

Il rischio per sua definizione è dato dal prodotto dei seguenti parametri:
R = P x V x E

  • Pericolosità (P): probabilità che un certo evento accada in un determinato sito con un certo tempo di ritorno;
  • Vulnerabilità (V): parametro legato alla capacità dell’elemento a contrapporsi all’evento;
  • Esposizione (E): elemento fondamentale correlato al valore che l’elemento esposto al pericolo assume in termini di vite umane, economici, artistici, culturali o altro.

Frane

L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con 528.903 frane che interessano un’area di 22.176 km2, pari al 7,3% del territorio nazionale. La pericolosità da frana rappresenta la probabilità di occorrenza di un fenomeno potenzialmente distruttivo, di una determinata intensità in un dato periodo e in una data area.

Le aree di pericolosità dei PAI, redatti dalle Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome rappresentano uno strumento fondamentale per la corretta pianificazione territoriale e considerano sia le aree già soggette ad eventi che quelle potenzialmente suscettibili a nuovi fenomeni franosi.

La corretta pianificazione si esplica attraverso l’applicazione di vincoli e regolamentazioni circa l’uso del territorio; un esempio corrisponde al vincolo di inedificabilità nelle aree a pericolosità molto elevata (P4). Si lamenta però che più del 50% dei PAI – Frane non è stato aggiornato sull’intero bacino negli ultimi 5 anni.
L’Ispra, al fine di ottenere una mappa della pericolosità da frana sull’intero territorio nazionale, ha proceduto alla mosaicatura delle aree a pericolosità dei PAI individuando cinque classi di pericolosità:

  • P4 a pericolosità molto elevata;
  • P3 a pericolosità media;
  • P2 a pericolosità moderata;
  • P1 e aree di attenzione AA.

La superficie complessiva, in Italia, delle aree a pericolosità da frana PAI e delle aree di attenzione è pari a 58.275 km2 (19,3% del territorio nazionale). Se si considerano le aree corrispondenti a P3 e P4 (quindi soggette in teoria a vincoli più restrittivi) le aree ammontano a 23.929 km2, pari al 7,9% del territorio nazionale.

Dissesto idrogeologico - Tabella area a pericolosità frana PAI

Frane

Dissesto idrogeologico - Area a pericolosità frana PAI

Aree a pericolosità da frana su scala regionale

L’Emilia-Romagna, la Toscana, la Valle d’Aosta, la Campania, l’Abruzzo, il Piemonte, la Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento presentano le maggiori superfici (in km2) a pericolosità elevata P3 e molto elevata P4. Se si considera invece la percentuale delle aree combinate P3+P4 i valori più elevati si riscontrano in Valle d’Aosta, in Provincia di Trento, in Campania, Molise, Liguria, Abruzzo, Emilia-Romagna e Toscana.

Alluvioni

Un’alluvione è un fenomeno che corrisponde ad un allagamento temporaneo di aree che abitualmente non sono coperte d’acqua, prodotto fiumi, torrenti, canali, laghi e, per le zone costiere, dal mare (Direttiva 2007/60/CE, recepita dal D.Lgs. n. 49/2010).

Dissesto idrogeologico - Tabella area a pericolosità idraulica

Alluvioni

Dissesto idrogeologico - Area a pericolosità idraulica

Aree a pericolosità (=un’area a pericolosità idraulica può essere inondata secondo uno o più dei tre differenti scenari di probabilità) da alluvione su scala regionale

La mosaicatura è stata effettuata in base a tre scenari di pericolosità:

  • P3 = elevata, con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti);
  • P2 =media, con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti)
  • P1 = bassa (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).

Le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia sono pari a 12.218 km2, le aree a pericolosità media ammontano a 24.411 km2, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.150 km2. Le Regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media sono Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Erosione costiera

Su circa 8.300 km di coste, 7.500 km sono ancora naturali, ossia liberi da strutture marittime e di protezione costiera realizzate a ridosso della riva. Più di un terzo delle coste sono alte, mentre oltre 4800 km sono coste basse, di cui circa il 70% sono spiagge ghiaiose o sabbiose, le più vulnerabili all’azione del mare e soggette a processi erosivi, di origine ormai prevalentemente antropica. Dall’analisi delle variazioni dell’assetto della linea di riva nel periodo compreso tra il 2000 e il 2007 emerge che il 37% dei litorali ha subito variazioni superiori a 5 metri e i tratti di costa in erosione (895 km) sono superiori a quelli in progradazione (849 km)”.

Quadro sinottico pericolosità da frana e alluvione
In Figura 3 sono rappresentate le aree a pericolosità da frana (molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e aree di attenzione AA) e le aree a pericolosità idraulica (elevata P3, media P2 e bassa P1) sul territorio nazionale (Tabelle 1 e 2).
I comuni interessati da aree a pericolosità da frana P3 e P4 (PAI) e idraulica P2 (D.Lgs. n. 49/2010) sono 7.145 pari all’88,3% dei comuni italiani. La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2 in Italia ammonta complessivamente a 47.747 km2 pari al 15,8% del territorio nazionale”.

Dissesto idrogeologico - Grafico a torta pericolosità frana

Indicatori di rischio

Nello studio condotto da Ispra tre sono stati gli indicatori del rischio presi in considerazione, rispettivamente per l’evento franoso e alluvionale:

  • Popolazione(vite umane):
    a. Frana: La popolazione esposta a rischio frane e sita in P3 e P4 ammonta a 1.224.001 abitanti, pari al 2,1% del totale. Le regioni con valori più elevati di popolazione a rischio frane residente in aree PAI a pericolosità P3 e P4 sono Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna. Se si considera la percentuale rispetto al totale regionale i valori più elevati si registrano in Valle D’Aosta, Molise, Liguria e Basilicata.
    b. Alluvione: La popolazione esposta a rischio alluvioni in Italia è pari a:
    i. 1.915.236 abitanti (3,2%) nelle aree classificate P3;
    ii. 5.922.922 abitanti (10%) nello scenario di pericolosità media P2 (Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria);
    iii. 9.039.990 abitanti (15,2%) nello scenario P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).
  • Industrie(valore economico del bene, in termini ad esempio di potenziale sospensione dell’attività):
    a. Frana: le unità locali di imprese a rischio in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3+P4) sono 79.530 pari all’1,7% del totale, con 207.894 addetti a rischio. Le regioni con unità locali di impresa site in aree a pericolosità P3 e P4 sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte, mentre i valori più elevati di percentuale rispetto al totale regionale si registrano in Valle d’Aosta, Basilicata, Molise e Campania.
    b. Alluvione: le unità locali di impreseesposte a rischio alluvioni in Italia sono 576.535 (12%) nello scenario a pericolosità idraulica media P2 con 2.214.763 addetti esposti (13,5%). Le Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia presentano il numero più elevato di unità locali di imprese a rischio alluvioni nello scenario di pericolosità idraulica media P2.
  • Beni culturali
    a.Frana: sono 34.651 pari al 18,1% del totale. Se consideriamo le classi di pericolosità elevata P3 e molto elevata P4 i Beni Culturali esposti sono 10.335 pari al 5,4%. Il numero più elevato di Beni culturali a rischio frane in aree a pericolosità P3 e P4 si registra in Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Campania, Liguria e Molise. Inoltre, numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni franosi innescatesi o riattivatisi anche negli ultimi anni, quali ad esempio Volterra (PI) e Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. Negli ultimi decenni diversi centri storici sono stati oggetto di interventi di consolidamento e riduzione del rischio idrogeologico, come a Certaldo (FI), Todi (PG) e Orvieto (TR).
    b. Alluvione: sono risultati 12.563 (6,6%) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3, 29.005 (15,2%) nello scenario di pericolosità idraulica media P2 e 40.454 (21,2%) nello scenario di pericolosità bassa P1. Il numero più elevato di Beni culturali a rischio nello scenario P2 si registra in Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni con più elevato numero di Beni culturali a rischio alluvioni nello scenario di pericolosità media P2 figurano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa; se consideriamo lo scenario a pericolosità bassa P1 si aggiunge anche la città di Roma. Per la salvaguardia dei Beni Culturali anche quest’ultimo scenario assume una particolare rilevanza, tenuto conto che un evento alluvionale provocherebbe danni inestimabili e irreversibili al patrimonio.

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